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Tra i vigneti del Brunello, immersa nella ridente campagna a cavallo tra le province di Siena e Grosseto, a 30' dalla nostra azienda, ci appare in tutta la propria magnificenza imperiosa l'Abbazia di Sant'Antimo, a guisa di un'immagine iconografica che muta colori e forme a seconda delle stagioni e dei momenti della giornata. Di tale epifania ne è artefice il sole, quando con lo sfavillare dei propri raggi "gioca" con i capitelli, con le bifore, con il fulgido alabastro.

Abbazia di Sant'Antimo L'Abbazia di Sant'Antimo tra gli olivi Suggestiva foto della facciata dell'Abbazia di Sant'Antimo

Il complesso abbaziale segue i precetti dello stile romanico. Le origini risalgono al XI secolo per volere di Carlo Magno. Tale notizia è riportata in un diploma imperiale del 1051, secondo cui il pontefice Adriano I, accogliendo a Roma Carlo Magno, gli fece dono del corpo di Sant'Antimo, in onore del quale il sovrano avrebbe poi eretto l'edificio. Rimane inoltre una data: 1118 incisa su una colonna ed un nome Azzo o Azione iscritto in esametri latini sull'architrave della Porta Maggiore. L'Abbazia abotata inizialmente dai Benedettini, successivamente dai Guglielmiti, visse nel corso degli anni, periodi di splendore grazie a donazioni, privilegi ed esercizio giurisdizionale, ma anche crisi spirituali e materiali che condussero Pio II ad incorporarla nel vescovado di Montalcino.
Della costruzione originaria voluta da Carlo Magno, permangono alcune vestigia, tuttavia l'attuale edificio risale al XII secolo. Esso è diviso in tre navate sorrette da colonne che si alternano a piloni cruciformi, pregevoli i capitelli di varia fogia risalenti alla prima metà del XII secolo, numerose le finestre di forma allungata bifore o monofore.
L'esterno imponente e fiero rappresenta un invito voluottoso ad una sosta all'insegna dell'arte, della natura e della cultura. Dal 1992 la chiesa è "rinata" grazie ad una comunità di canonici che seguono la regola di Sant'Agostino. Essi assicurano il culto liturgico per sette volte al giorno e nella chiesa, oggi come settecento anni fa, risuonano ancora i canti gregoriani.

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