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Alla morte di Eleonora divenne proprietà
dei Granduchi di Lorena; dopo l'unità d'Italia fu per un certo
periodo demaniale, infine venne acquistato da privati. Le due chiese
che sorgono nel borgo sono entrambe parte integrante della cinta muraria.
La più piccola, Santa Maria del Giglio, nei pressi della porta
Urbica, custodisce un dipinto settecentesco di autore ignoto, che rappresenta
una Madonna con bambino e due angeli, venerato dalla popolazione a seguito
di un miracolo verificatosi alla fine del 1700. Sorse come cappella
della guarnigione addetta alla porta di accesso del borgo. L'altra chiesa,
San Giovanni Battista, nacque nel 1500 in seguito alla demolizione di
alcuni vani adibiti a deposito delle armi delle guarnigioni, ma già
viene citata nel 1100 in questa zona la presenza di un luogo sacro in
cui venivano custodite le reliquie di San Guglielmo di Malavalle. Sulla
parete dell'ingresso vi sono due archi in pietra tamponati, formelle
in marmo decorate ed un bassorilievo altomedioevale che raffigura la
croce, l'aquila e l'agnello. La cella campanaria fu costruita ai primi
del 1900 dall'architetto Lorenzo Porciatti, in stile moresco, su una
torre delle mura. Assieme al castello, il campanile di San Giovanni
è ormai la caratteristica inconfondibile del paese. All'interno
il reliquiario di San Guglielmo, protettore della cittadina, preziosa
teca in lamine d'argento donato nel 1668 da Guglielmo e Teresa Giusti.
L'antica città di Vetulonia sorgeva
sul Poggio Colonna, un'altura della pianura grossetana situata a sud
di Populonia e a nord di Roselle. Le prime attestazioni di insediamenti
nell'area di Vetulonia risalgono all'età del Ferro (IX secolo
a.C.), quando sulle alture circostanti l'attuale Vetulonia si stanziarono
due gruppi probabilmente legati a due distinti villaggi villanoviani.
I primi insediamenti risalgono alla prima età villanoviana (IX
secolo a.C.); nell' VIII secolo a.C. si erano distinti due nuclei urbani,
corrispondenti rispettivamente alle necropoli di Poggio alla Guardia,
Poggio alle Birbe e Poggio al Bello verso est, e di Colle Baroncio e
delle Dupiane ad ovest. La città ebbe intensi contatti con l'Etruria
settentrionale, sia per motivi pratici di navigazione sia per il carattere
minerario della ragione che controllava. Già nelle tombe più
antiche si è notata la ricchezza incredibile dei corredi funerari,
che rimarrà una costante delle necropoli di Vetulonia. Tra gli
oggetti ritrovati spiccano vasi preziosi importati dall'Oriente, gioielli
e raffinati prodotti di metallurgia locale.Nel VII secolo si creò
un unico nucleo urbano, intorno al quale venne costruita la cinta muraria
nel secolo successivo. Le tombe a pozzetto che occupano i siti delle
alture chiamate Poggio alla Guardia, Poggio alle Birbe, Poggio al Bello
e Costa delle Dupiane sono probabilmente riferibili al primo villaggio,
mentre la necropoli di Colle Baroncio può essere attribuita al
secondo. Intorno alla metà dell'VIII secolo negli stessi luoghi
le tombe a pozzetto del tipo villanoviano si trovano raggruppate e inserite
entro grandi circoli di pietra. Compaiono allo stesso tempo le prime
tombe a fossa, riflesso di un graduale cambiamento dell'ideologia funeraria:
alla cremazione si sostituisce progressivamente l'inumazione. Negli
ultimi decenni dell'VIII sec. a.C. predomina l'uso di tombe a fossa
ad inumazione, inserite entro circoli di pietra bianca e sormontate
da tumuli di terra, antenate delle monumentali tombe a tumulo. Queste
hanno restituito corredi funerari che sono veri tesori, con oreficerie
e vasi preziosi importati dall'Oriente o raffinati prodotti della metallurgia
locale. Si ricordano ad esempio la Tomba del Duce, la Tomba del Littore,
il Circolo del Tridente, il Circolo degli Avori, il Circolo di Bes (tutti
i reperti sono conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di
Firenze, esposti solo in parte). Sono della seconda metà del
VII sec. a.C. le grandi tombe monumentali coperte a "tholos"
(falsa cupola), alcune delle quali sono attualmente visitabili lungo
la Via dei Sepolcri. Nel VII sec. a.C. i due villaggi villanoviani originari
appaiono sostituiti da un centro urbano di cui si sa ben poco, almeno
per questo periodo. La visita può proseguire in paese, dove sono
conservati i resti di due cinte murarie, una più antica che cingeva
larx, in parte visibile nel bastione del castello medievale, ed
una più bassa di IV-III secolo. Da via Garibaldi si giunge allingresso
delle aree archeologiche di Costa del Lippi e di Costa Murata, con una
strada lastricata, tratti di mura, ambienti di una domus di II-I secolo
ed una probabile area sacra. Verso Poggiarello Renzetti, o zona scavi
città, con i resti di un quartiere di abitazioni e botteghe,
una cisterna ed una probabile area sacra. Merita una sosta il Museo
Civico Archeologico Isidoro Falchi, intitolato allo scopritore di Vetulonia
e delle sue necropoli: è sito in paese, nelle vecchie scuole
su piazza Vetluna, antico nome etrusco della città. Allinterno
di sette sale si passa dalle fasi villanoviana ed orientalizzante dei
reperti del Circolo dei Leoncini dargento e delle statue della
Pietrera alle fasi arcaica e classica con una città che sembra
ripiegarsi su se stessa mentre il territorio vede una crescita notevole,
terminando con i reperti del deposito votivo di Costa Murata. Poi le
età ellenistica e romana con una diffusa attività edilizia
che ne denota una nuova importanza, testimoniata dalla monetazione in
argento e bronzo con la legenda VATL: sono quindi qui esposti i materiali
provenienti da Poggiarello Renzetti. Da questultima zona provengono
i reperti di recente scavati ed attribuiti alla Domus di Medea, casa
del II sec. a.C., con terrecotte architettoniche che narrano la vicenda
degli Argonauti e di Medea. Fra il III ed il II sec. a.C. la monetazione
romana soppianta definitivamente quella locale e sono quindi esposte
monete dellepoca, di cui una sola di Vetulonia, e corredi di tombe
precedenti riutilizzate.

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