Giardino dei Tarocchi, il sogno di Niki de Saint Phalle in Maremma

Nel cuore della Maremma, il Giardino dei Tarocchi è un'opera-sogno di mosaici e specchi firmata Niki de Saint Phalle: ventidue arcani diventano architetture da abitare, tra colore, leggenda e natura toscana.
Giardino dei Tarocchi Maremma

C’è un punto, nella campagna tra Capalbio e il mare, in cui la Maremma smette per un attimo di essere quella che conosciamo. I vigneti si diradano, la macchia si fa più fitta, e poi, all’improvviso, qualcosa luccica tra le fronde: uno specchio, una scaglia di ceramica blu, una curva che non appartiene a nessun albero. Chi arriva per la prima volta rallenta il passo, quasi per paura di aver sbagliato strada. Non l’ha sbagliata. È arrivato al Giardino dei Tarocchi.

Non è un parco divertimenti, non è un museo. È, semmai, il sogno di una donna diventato pietra, vetro e colore, il sogno di Niki de Saint Phalle, che qui, a Pescia Fiorentina, decise di costruire non delle sculture ma delle case per i suoi pensieri. Ventidue, come gli arcani maggiori dei tarocchi. Ventidue stanze dell’anima, grandi come palazzi, in cui non si guarda soltanto: si entra.

Una soglia, e poi il silenzio si riempie di colore

Ad accoglierti è un muro spesso, voluto da Mario Botta: separa il fuori dal dentro, come per dirti che da qui in avanti le regole cambiano. Lo attraversi da un varco circolare, un occhio nella pietra, e il mondo che trovi dall’altra parte non ha più una direzione obbligata. Non ci sono frecce, non ci sono percorsi segnati. C’è solo la collina che sale e scende, e le sue creature di mosaico che ti aspettano, immobili da quarant’anni, eppure vive ogni volta che qualcuno alza lo sguardo verso di loro.

Cammini, e sotto i tuoi piedi scopri frasi incise nel cemento delle stradine, come appunti lasciati da un pensiero che non si è mai davvero fermato. Sono parole di Niki, sparse come briciole per chi ha voglia di seguirle. Qui non c’è fretta: per attraversare davvero il Giardino servono almeno due ore, il tempo che la luce ha bisogno per cambiare e far cambiare, con lei, ogni superficie a specchio.

Il crocevia degli arcani

Nella piazza centrale, due figure ti guardano arrivare: la Papessa, custode dell’intuizione, e il Mago, energia che crea. Sono la soglia tra ciò che si comprende con la mente e ciò che si sente soltanto, ed è da loro che si dipartono tutti gli altri sentieri del giardino. Poco più in là, la Giustizia si erge con un peso che non lascia indifferenti — non giudica solo gli altri, sembra dirti, ma anche te, in questo preciso istante.

E poi c’è la Stella, chiara, leggera, che pare dialogare col cielo aperto della Maremma più che con la terra. Intorno a lei, il Mondo, la Morte, il Sole: i grandi temi di ogni vita umana, raccontati senza paura, con colori che non chiedono il permesso di essere intensi.

Vivere dentro un’opera d’arte

C’è una scultura, tra tutte, che custodisce qualcosa di ancora più intimo. È l’Imperatrice, una sfinge dalle forme morbide e materne: al suo interno, per anni, Niki de Saint Phalle ha davvero vissuto, mentre il cantiere del Giardino cresceva intorno a lei. Le pareti sono rivestite di frammenti di specchi veneziani, e dentro c’era una cucina, una camera, uno studio, la vita quotidiana di un’artista che aveva scelto di abitare, letteralmente, il proprio sogno. Pensarci, oggi, mentre la luce si spezza in mille riflessi sulle pareti, dà quasi le vertigini.

Un cantiere nato da altri sogni

Il Giardino non è nato dal nulla. È il frutto di un viaggio che Niki de Saint Phalle compì alla fine degli anni Settanta, tra il Parc Güell di Gaudí a Barcellona e il Sacro Bosco di Bomarzo, qui in Italia, poco più a nord. Da quei luoghi tornò con un’idea che la accompagnò per il resto della vita, e che nel 1979 cominciò a prendere forma tra le colline della Maremma, con il contributo di artisti e artigiani venuti da ogni dove e con la presenza, discreta e preziosa, del marito Jean Tinguely, che regalò al giardino le sue strutture di metallo in movimento. Anche le panchine, sinuose come onde, raccontano qualcosa: non sono semplici sedute, ma piccoli capitoli della stessa storia.

Quando il Giardino si fa itinerario

Chi sceglie la Maremma per le proprie vacanze sa che ogni tappa ne richiama un’altra. Dopo il Giardino dei Tarocchi, il borgo medievale di Capalbio è a un passo: le sue mura, percorribili a piedi, regalano uno sguardo che arriva fino al mare. Per chi cerca silenzio e acqua, l’Oasi WWF del Lago di Burano custodisce un altro tipo di meraviglia, più sommessa. E se il tempo lo permette, in meno di un’ora si raggiungono le spiagge dell’Argentario o le acque calde e libere delle cascate di Saturnia, quel genere di luoghi che la Maremma regala senza clamore, a chi sa cercarli.

Il parco apre le sue porte, stagionalmente, dal primo aprile a metà ottobre, nelle ore pomeridiane. Arrivarci in auto resta il modo più semplice: la litoranea tirrenica conduce dritta verso Pescia Fiorentina, fino a un parcheggio gratuito proprio di fronte all’ingresso.

Ci sono luoghi che non si visitano soltanto: si attraversano, e qualcosa, nell’attraversarli, resta dentro di noi. Il Giardino dei Tarocchi è uno di questi, un pezzo di Maremma che non smette mai, davvero, di sognare.

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